Le lente del missile dell'ing.Cucco e il bersaglio della Carducci

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Durante la lettura della sentenza ordinanza Priore ci si imbatte spesso in qualche circostanza che ci appare a prima vista importante e che apre  inquietanti sospetti. Si continua la lettura aspettandosi che la circostanza venga dall' inquirente investigata a fondo in modo  che i sospetti vengano dissipati o divengano  certezze provate.

Ebbene in molti casi pare di capire che all'inquirente non interessi dare risposta agli interrogativi che i sospetti hanno suscitato e chiarire fino in fondo la circostanza ma che ritenga sufficiente avere messo in luce il sospetto e lasciare gli interrogativi senza risposta.

 

Un episodio del genere  è quello di cui Priore ci da conto al:  TITOLO 1 . Le attività istruttorie fino al luglio 90  alla pagina 103 dove si parla del relitto  avvistato dal traghetto  Carducci  e dove viene inserita, quasi "en passant"  anche la notizia del ritrovamento di un pezzo di  lente che dalla descrizione riportata fa sorgere il sospetto si tratti proprio di parte di un missile con guida ad infrarosso. Vediamo integralmente la pagina interessata:

 

"Il relitto che non fu recuperato era stato avvistato dalla motonave Carducci, mobilitata anch'essa per la ricerca e il soccorso. Nel suo giornale nautico si legge sotto sabato 28 giugno che ad h.07.15 era stato ricevuto da parte della Capitaneria di porto di Napoli l'ordine di dirigere per il punto situato in latitudine 39°49’N, longitudine 12°55’E per rotta 325, e che alle ore 13.48 era stato avvistato in latitudine 39°04’N e longitudine 13°10’E un relitto di circa 6 metri, longilineo di colore bianco con estremità triangolare rossa semisommerso. “ (v. estratto giornale nautico Carducci, 28.06.80).

Esaminato il comandante della Carducci ha riferito di non aver visto di persona questo relitto. Lo aveva avvistato l'ufficiale di guardia. Quando è giunto sul ponte gli è stato riferito che stava scomparendo. Nonostante ciò hanno virato e compiuto delle evoluzioni sulla zona di avvistamento, pendolando sino alle 16.00 circa, ma senza esito (v. esame Iaccarino Agnello, GI 16.04.91)

L'ufficiale di guardia è stato sentito sia dalla Procura di Genova che da questo Giudice. Secondo questo teste, che aveva visto l'oggetto dapprima ad occhio nudo e quindi lo aveva osservato con binocolo – il relitto era di forma cilindrica, ed aveva una parte di colore rosso-arancione ed una delle estremità aveva la forma di una pinna triangolare. Non ricordo di che colore fosse il resto, nè quale forma avesse l'altra estremità. Questo ufficiale aveva riferito di essere stato interrogato nel settembre 80 da due persone, che si erano presentate l'una come dipendente Itavia e l'altra, di cui il cognome era forse Mannu, come militare dell'AM. Il colloquio era durato circa un'ora, ed era avvenuto presso gli uffici della Tirrenia a Genova a porto Colombo. I due gli avevano mostrato una sorta di catalogo, composto da fogli del formato protocollo, separati ma  “tenuti insieme da un meccanismo a spirale”. Quei fogli riproducevano degli oggetti di forma allungata, apparentemente missili o bersagli di quelli usati in Marina. I due gli chiedevano se riconosceva in quelle figure l'oggetto visto (v. esame D'Agostino Danilo, PM Genova 28.01.81 e GI Roma 22.04.91).

I due sono stati identificati e sentiti. Il primo, Manno, era all'epoca membro della Commissione d'Inchiesta Tecnico-Formale del Ministero dei Trasporti, presieduta dal dr. Luzzatti, quale membro esperto designati dall'ANPAC. Il secondo, Cucco, ingegnere dell'Itavia, autorizzato ad assistere ai lavori della Luzzatti come osservatore. Entrambi ricordano di aver interrogato il D'Agostino. Secondo Manno costui riferì che l'oggetto galleggiante avvistato era di colore bianco e rosso, sui tre o quattro metri di lunghezza, con una sorta di appendice, e ne fece anche uno schizzo. Schizzo rinvenuto ed esibito, e dal quale si nota che l'oggetto era cilindrico lungo 6 metri con una sorta di pinna triangolare (v. esame Manno Gaetano Giulio, GI 23.05 e 07.06.91). Secondo Cucco, egli e Manno si erano preparati sul Jane’s Aviazione, giacché all'epoca si mirava ad appurare se l'oggetto fosse o meno un radio-bersaglio. E così mostrarono al D'Agostino o il Jane’s o fotocopie di parti del Jane’s. L'idea di investigare sui radio-bersagli – afferma Cucco – era stata determinata dal rinvenimento di alette di color arancione da parte dei carabinieri, una prima in Sicilia e una seconda in Calabria.   

"Idea confermata dal rinvenimento altresì di una lente di materiale ottico particolare che poteva essere associato ad un sistema di guida sensibile all'infrarosso, per ordigno militare. Questa lente – continua Cucco – era stata ritrovata tra i relitti ripescati subito

dopo il disastro, era stata da lui personalmente esaminata, nei laboratori dell'AM di via Tuscolana; si trattava di frammento di lente a forma semicircolare e da questo frammento si poteva desumere che avesse diametro di una  decina di centimetri, spessore di due o tre centimetri e notevole curvatura (v. esame Cucco Alberto, GI 09.07.91).

Questo frammento fu visto anche dal presidente della Commissione Ministeriale, il quale però non ricorda dove fosse stato trovato, se nei cuscini, tra gli schienali o su qualche cadavere. Ricorda che se ne discusse in relazione alla possibilità di determinarne la provenienza dell'aeromobile, se cioè fosse una parte dell'aereo come un frammento di oblò. Ammette che nella relazione non se ne fa menzione, ma giustifica questa omissione asserendo che ciò fu dovuto al fatto che la Commissione non attribuì valore ai fini dell'indagine. Non ricorda, di questo frammento, particolari, tantomeno la curvatura e lo spessore; nè ricorda se esso fu attribuito all'aeromobile o ad oggetto diverso. Fu esaminato comunque all'interno dei laboratori AM di via Tuscolana e con probabilità potrebbe essere stato consegnato all'allora responsabile di quei laboratori il maggiore Oddone.

Non ricorda, infine, se su tale reperto si fece l'ipotesi che facesse parte di un sistema di guida sensibile all'infrarosso per ordigno militare o di parte di un'attrezzatura subacquea (v. esame Luzzatti Carlo, GI 16.07.91).

Di questa lente nessuno fa menzione nei verbali di rinvenimento, nè viene più rinvenuta nei reperti. "

 

E allora leggendo "rapidamente " questa  pagina si capisce che l'oggetto avvistato dal D'Agostino del traghetto Carducci, e il frammento di lente  ,  sono ambedue un  qualcosa in grado di suscitare grossi sospetti Del tutto comprensibile che l'uno venga associato ad una qualche sorta di ordigno militare e l'altra alla testata di guida e controllo di un missile . e che l'indisponibilità di entrambi non ha consentito gli ulteriori e necessari approfondimenti.

Non solo , ma anche se non detto mai esplicitamente, per il relitto, viene suggerito o  si lascia presumere al lettore disattento che esso sia affondato e  per la lente, è quasi implicito nel discorso che qualche "manina" abbia provveduto a farla sparire. 

 

Verifichiamo nel seguito e solo dalla lettura di quanto esposto nella sentenza ordinanza se quanto "percepito" da chi legge è giustificato dai fatti oppure è soltanto il frutto di una  suggestione dovuta al modo particolare di presentarli.

 

Questa la cronologia delle indagini riguardanti il relitto avvistato:

    16.04.91 viene sentito il Comandante della Carducci Iaccarino

    22.04.91 viene sentito l'ufficiale di guardia che aveva avvistato il relitto, D'Agostino

    23.05.91 viene sentito il membro della Commissione Luzzatti, Manno

    07.06.91 viene riascoltato Manno;

    09.07.91 viene sentito il membro (osservatore ) della Luzzatti, Cucco; ( esce fuori  lente)

    16.07.91 viene sentito il Presidente Luzzatti. ( sulla lente)

 

Leggendo la pagina in modo critico, si notano alcune cose.

 

Viene riassunto come e perchè la Carducci fosse nella zona  e che alle 13.48  viene  avvistato un relitto di circa 6 metri, longilineo di colore bianco con estremità triangolare  . Bene , poi inizia  un virgolettato  che è , testuale , quanto è scritto nel giornale di bordo.

"Detto bersaglio  – continua il giornale  – nonostante sia stato mantenuto sotto controllo per diverso tempo e non avendo la possibilità di metterlo a bordo dopo due ore di pendolamento sulla zona alle 15.45 se ne perdono le tracce e si presume che sia affondato”  .

Inaspettatamente  quello che prima del virgolettato era un relitto diviene un "Detto bersaglio".  

Poi "L'ufficiale di guardia è stato sentito sia dalla Procura di Genova che da questo Giudice.  

e riassumendo quanto detto (alla Procura e a questo Giudice ), si capisce che il D'Agostino dice che il relitto  siccome è "stato mantenuto sotto controllo per diverso tempo"   tanto è vero  "che aveva visto l'oggetto dapprima ad occhio nudo e quindi lo aveva osservato con binocolo"    riesce a darne infatti  una  accurata descrizione " – il relitto era di forma cilindrica, ed aveva una parte di colore rosso-arancione ed una delle estremità aveva la forma di una pinna triangolare.Non ricordo di che colore fosse il resto, nè quale forma avesse l'altra estremità."

 In effetti  "dopo due ore di pendolamento", e  averlo "mantenuto sotto controllo per diverso tempo"  e vedendolo "dapprima ad occhio nudo e quindi lo aveva osservato con binocolo"   è logico che abbia ne ha  potuto dare una così accurata descrizione.

 

Alcune pagine dopo esattamente alla pag. 129  si trova il  sottocapitolo 11 che si riporta integralmente:

 

"11. La testimonianza dell’ufficiale della motonave “Carducci”, D’Agostino.  

Ai primi dell’81 il PM chiedeva, tramite rogatoria all’AG di Genova  l’escussione di D’Agostino Danilo, ufficiale di guardia della nave Carducci, in relazione al relitto di circa 6 metri, avvistato in latitudine 39°04’N e longitudine 13°10’E, il 28 giugno 80 alle ore 13.48, così come riportato sul libro nautico della nave, e non recuperato.

L’ufficiale di guardia dichiarava di non essere riuscito a recuperare il relitto, perché dopo aver invertito la rotta per procedere al recupero ne aveva perso le tracce. L’intervallo di tempo tra i due momenti era stato di circa un’ora - un’ora e mezzo. Ricordava altresì di essere stato interrogato da due persone che si erano presentate l’una come dipendente dell’Itavia e l’altra, di cui il cognome era forse Mannu, come militare dell’AM. Costoro gli avevano mostrato disegni e schizzi di oggetti di forma allungata appartenenti a missili o probabilmente a bersagli che si usano in Marina.

Chiedevano altresì se l’oggetto da lui avvistato poteva corrispondere all’uno o all’altro disegno. Le dichiarazioni erano state raccolte oralmente (v. esame D’Agostino Danilo, PM di Genova del 28.01.81). "

 

Dove con un contorto giro di parole viene detto qualcosa del tutto diverso.

Niente  "dopo due ore di pendolamento", e  niente averlo  "mantenuto sotto controllo per diverso tempo" .

Importante e una novità,  il passo :"L’intervallo di tempo tra i due momenti era stato di circa un’ora - un’ora e mezzo"

Ora siccome per invertire la rotta è richiesto al massimo un tempo di qualche minuto, se sul posto dell'avvistamento la Carducci ritorna non meno di un'ora dopo significa che per invertire la rotta si è probabilmente aspettato almeno mezzora

Quindi , il relitto è stato avvistato, sorpassato, e "semisommerso" come era è rimasto in vista per pochissimo. Poi ritornando sul posto oltre un'ora dopo non è stato più visto e ritrovato.  Il che trova anche conferma nella frase che riporta quanto dichiarato dal comandante:

"Esaminato il comandante della Carducci ha riferito di non aver visto di persona questo relitto. Lo aveva avvistato l'ufficiale di guardia. Quando è giunto sul ponte gli è stato riferito che stava scomparendo. Nonostante ciò hanno virato e compiuto delle evoluzioni sulla zona di avvistamento, pendolando sino alle 16.00 circa, ma senza esito (v. esame Iaccarino Agnello, GI 16.04.91) "

Anche il termine "scomparendo" si presta a essere equivocato .Infatti "stava scomparendo" perchè proprio in quel momento affondava oppure più semplicemente perchè aumentando la distanza stava scomparendo" dalla osservazione ?

Arduo secondo logica presumere che il relitto, dopo aver galleggiato per tutte le ore trascorse dalla sera prima affondasse proprio in quel momento.

Più logico presumere da quanto risulta che il relitto abbia continuato a galleggiare e che la Carducci non sia stata più in grado di ritrovarlo perchè , tenendo presenti, la bassa visibiltà del relitto, le condizioni del mare e le correnti marine, con i mezzi dell'epoca era molto difficile, dopo "circa un’ora - un’ora e mezzo", ritornargli abbastanza vicino da poterlo riavvistare.

 

 Alcune altre notizie che aiutano meglio a capire meglio quanto accaduto , si hanno da questa frase riportata dalla relazione di minoranza "Manca ed altri" della Commissione stragi :

"Alle 13,48, dopo aver ricevuto l'autorizzazione da parte del Doria a lasciare la zona e riprendere la rotta per Palermo, la Carducci avvista - sul punto stimato 39ë 04'N - 13ë 10'E - un «relitto di circa sei metri longilineo di colore bianco e con estremita' triangolare rossa semi sommersa». Poteva essere un pezzo dell'impennaggio di coda o di un'ala? Alle 15,45, «se ne perdono le tracce e si presume sia affondato». Di questo pezzo non se ne sapra' mai piu' nulla. La Carducci, lasciata la zona, attracchera' al porto di Palermo alle 18,50."

Con queste ulteriori notizie si può capire il motivo del "circa un’ora - un’ora e mezzo"  per ritornare sul luogo dell'avvistamento.

La Carducci  autorizzata a lasciare la zona, dal Doria, era finalmente in rotta per Palermo quando avvista il relitto.e continua la sua rotta, l'ufficiale di guardia in plancia  avvisa il Comandante che ritorna in plancia, viene  comunicato  per radio al Doria l'avvistamento e si attendono disposizioni . Il Doria  presumibilmente per effetto del fatto nuovo "precetta" alle operazioni nuovamente il traghetto che aveva liberato poco prima e impartisce l'ordine  di restare in zona e mantenere il contatto visiso con il relitto, contatto visivo ormai perduto però da parecchi minuti . La Carducci  inverte la rotta e ritorna sul luogo ma ormai è trascorsa "circa un’ora - un’ora e mezzo"   e il  " si presume sia affondato"  appare solo come un tentativo di giustificazione per averlo perduto.

 

Quindi in conclusione appare ingiustificato dare  all'avvistamento della Carducci significati che che vanno troppo oltre ai fatti risultanti, Il relitto poteva  anche essere quello che restava di un missile o di un aerobersaglio o di qualunque altro micidiale ordigno, e non ricuperato perchè affondato. Ma i fatti oggettivi che risultano rendono  estremamamente improbabile questa interpretazione . Più logico invece presumere, che il relitto sia stato visto in condizioni che non ne permettevano una accurata descrizione, e che le successive descrizioni del D'Agostino, alcuni mesi dopo e undici anni dopo, siano state influenzate prima da quanto tentavano di farsi dire il Manno e il Cucco e  poi da  quanto volevano sapere gli inquirenti.

Inoltre  siccome dall'elenco dei relitti ricuperati dalle navi nella zona, alcuni come dimensioni e caratteristiche sono compatibili con la descrizione data, si può presumere che il relitto abbia continuato a restare a galla e sia stato recuperato più tardi da un'altra delle numerose navi.

 

 Per quanto riguarda invece il "rinvenimento altresì di una lente di materiale ottico particolare che poteva essere associato ad un sistema di guida sensibile all'infrarosso, per ordigno militare. Questa lente – continua Cucco – era stata ritrovata tra i relitti ripescati subito dopo il disastro, era stata da lui personalmente esaminata, nei laboratori dell'AM di via Tuscolana; si trattava di frammento di lente a forma semicircolare e da questo frammento si poteva desumere che avesse diametro di una  decina di centimetri, spessore di due o tre centimetri e notevole curvatura (v. esame Cucco Alberto, GI 09.07.91).

 

Questo quanto dichiarato molti anni dopo, nel 1991, al dottor Priore. Cucco, ingegnere, nel 1980 era  dirigente Itavia, nel settore della Direzione Operazioni Volo,  venne nominato quale membro della Commissione Luzzatti, nella veste di "osservatore" Itavia. quindi non membro a tutti gli effetti. Inoltre era componente attivo della Commissione Itavia  costiuita per investigare  l'incidente.

 

Per ritrovare le tracce di questa "lente", che per come descritto dal Cucco poteva essere la prova regina del missile, a causa del quale, nei primi anni '90,   ormai  per media e pubblica opinione era avvenuta la tragedia, Priore fece un buon numero di indagini e tutte senza nessun esito , la "lente" era  e restava solo nella dichiarazione del Cucco.

Di queste indagini infruttuose Priore ritiene opportuno nella sentenza ordinanza , non dare conto. Infatti nelle oltre cinquemila pagine del suo lavoro, della "lente" non  viene fatto mai ulteriore accenno.

Non solo, ma la considerazione che chiude l'argomento:

"Di questa lente nessuno fa menzione nei verbali di rinvenimento, nè viene più rinvenuta nei reperti" .

si presta ad ingenerare in chi legge l'ulteriore sospetto che sia stata fatta sparire assieme a tutti i documenti che ne parlavano. 

 

Comunque in ogni caso  , fino al 1991  anche  sui già cospicui atti dell'inchiesta  e sui giornali informatissimi di ogni cosa, non compare mai neanche il più minimo accenno a questa lente.

 

Nei  primi mesi delle indagini,  l'ipotesi del missile e in subordine quella della collisione con un aerobersaglio venivano ampiamente diffuse dai media, L'Itavia con i lavori della sua Commissione tentava in ogni modo di accreditare questa ipotesi sia ricorrendo alla interpretazione dei dati radar che a varie altre numererose circostanze  tra cui quella del frammento proveniente dal vano carrello e ritrovato nel corpo di una passeggera. Il suo Presidente Davanzali per le categoriche affermazioni sul missile veniva anche diffidato dal Giudice Santacroce per "diffusione di notizie tendenziose."

Numerosi anche i sostenitori del missile tra non appartenenti all'Itavia. Tra questi, il più attivo il Presidente del Rai, generale Rana,  In molti quindi e per ben diverse e motivate ragioni erano alla ricerca del più flebile indizio atto a corroborare l'ipotesi.

Anche la commissione Luzzatti non si può dire trascurasse di investigare questa ipotesi, sia per un  corretto approccio all'indagine che per una doverosa risposta alla pressione mediatica  . Notevolissimi gli sforzi in questa direzione ben documentati e agli atti dell'inchiesta.

 

Ora è evidente con un elementare ragionamento che da quanto si apprende dal Cucco i fatti possono rientrare solamente in uno dei seguenti tre casi:  

  1. tra i rottami ripescati subito dopo la tragedia, uno aveva l'aspetto di un " frammento di lente a forma semicircolare e da  questo frammento si poteva desumere che avesse diametro di una  decina di centimetri, spessore di due o tre centimetri   e notevole curvatura
  2. tra i rottami ripescati subito dopo la tragedia, uno o più, pur non possedendo tutti i caratteri descritti dal Cucco almeno   in qualche aspetto  poteva suggerire che provenisse da qualche sorta di ordigno bellico;
  3. tra i rottami ripescati subito dopo la tragedia, nessuno, neppure vagamente poteva  far supporre che provenisse da  qualche sorta di ordigno bellico

 

Nel caso 1 e 2 è difficile pensare a qualche ragione che spieghi il motivo per cui sia la  Magistratura che la Commissione Luzzatti ( di cui tra l'altro il Cucco faceva parte) non abbiano mai parlato di  questo fondamentale reperto e non siano andati a fondo nelle indagini che lo riguardavano.

 

Qualcuno aveva forse ( "la manina" ) già provveduto a farlo sparire ben prima che di esso giungesse notizia e a falsificare tutti i documenti che ne parlavano?

 

Ma da quanto raccontato dal  Cucco, la lente "era stata da lui personalmente esaminata, nei laboratori dell'AM di via Tuscolana;"   e il reperto considerato così importante da giudicare opportuno il viaggio a Genova assieme al Manno per quella sorta di indagine informale fatta incontrando il D'Agostino  della Carducci .

 

Si potrebbe anche ipotizzare che Commissione Luzzati e Magistratura non sapessero niente della lente perchè essa  venne reperita durante le indagini al Laboratorio A.M. all'interno di qualche altro reperto nel quale era celata e subito fatta sparire dalla "manina"  , non prima però che il Cucco avesse l'occasione di vederla e di rendersi conto della sua importanza.

 

Ma anche in questo caso appare quanto meno straordinario che di questo eccezionale ritrovamento il Cucco non desse subito notizia e con il dovuto risalto alla Commissione e alla Magistratura.  Ancora più straordinario appare che il    Cucco che oltre a far parte della Luzzatti, faceva parte anche della Commissione Itavia nella quale si  interessava proprio attraverso la analisi dei tracciati radar di trovare le prove del missile, dopo aver osservato questo reperto ed essersi reso conto della sua importanza neanche in questa sede ne parlasse.

 

Possiamo immaginare la piega che avrebbero preso gli avvenimenti in quella fine estate del 1980, se l'Itavia mentre si arrabattava in ogni modo per trovare le prove del missile, fosse venuta a conoscenza del ritrovamento di un reperto di tal fatta.

E possiamo immaginare anche la campagna mediatica che si sarebbe scatenata.

 

E allora restando alle tre  ipotesi ricavate dall'elementare ragionamento di cui sopra, se le prime due ipotesi si debbono considerare poco ragionevoli, resta solamente la terza ipotesi : "tra i rottami ripescati subito dopo la tragedia, nessuno, neppure vagamente poteva  far supporre che provenisse da qualche sorta di ordigno bellico."

 

Ma allora come dobbiamo considerare la testimonianza Cucco ? 

Si ritiene che  il caso non sia assolutamente un semplice caso di falsa testimonianza. Il Cucco è un ingegnere, un dirigente, una persona istruita che conosce il mondo, non è uno sciocco  sempliciotto. Se avesse per qualche disonesto movente voluto volontariamente seminare un falso indizio nell'indagine, lo avrebbe fatto in modo meno sciocco e meno contestabile.

 

Facile presumere  che,  nonostante la  cultura e l'esperienza del mondo posseduta, il Cucco del tutto in buona fede, sia per la pregressa esperienza in Itavia che  per la martellante campagna mediatica, fosse convinto nel 1991 che solo un missile potesse essere la causa dell'incidente.

E allora come non pensare che in una amichevole conversazione con un inquirente ( che in effetti tale non era, perchè sempre in fin dei conti di  interrogatorio si trattava, e pure verbalizzato ) con le stesse sue convinzioni, non si sia lasciato andare a qualche affermazione ben oltre alle sue intenzioni.

Quello che può accadere insomma se con il testimone non vengono osservate  ben determinate "precauzioni". Questi meccanismi che possono rendere nullo il valore di una testimonianza si è tentato di spiegarli meglio nella pagina:"Il testimone oculare" che il lettore curioso di  approfondire può andare a leggere.

 

Da altri fatti appresi con la lettura delle udienze del processo si apprendono ulteriori notizie che nella sentenza ordinanza.

il Dottor Priore ha ritenuto non necessario od opportuno riportare, e che confermano completamente le deduzioni logiche fatte sopra.

 

Le accurate indagini   compiute dopo la "rivelazione" Cucco avvenuta il 09.07.91 sono consistite nell'interrogare tutti quelli che potevano o dovevano essere al corrente di questo straordinario reperto.Sono stati interrogati infatti  il 16 luglio del ’91 il Presidente della commissione ministeriale Luzzatti, il 29 ottobre del ’93 il Ruscio e l'Antonini, e in data imprecisata Bosman.

Tutti hanno dichiarato concordemente di non aver mai visto la lente di Cucco, e neanche di averne mai sentito parlare.

E neanche di un qualcosa che avesse anche la lontana apparenza di una lente. Alcuni  parlano eventualmente di piccoli frammenti di materiale trasparente, forse  di plastica  , forse di vetro o forse di qualcosa di altro.

Anche se non risulta dagli atti disponibili è presumibile che sia stato interrogato anche quel maggiore Oddone del laboratorio A.M. che secondo Cucco avrebbe eseguito le analisi sulla sua ormai famosa lente. e che da quanto dichiarato si poteva anche sospettare essere la "manina" che aveva provveduto direttamente a farla sparire.

 

Dopo che tutti questi testimoni sono stati interrogati e della lente di Cucco non  era stata trovata nessuna conferma, l'inquirente probabilmente non ancora convinto della natura ectoplasmica di essa organizzava un confronto tra il suddetto Maggiore Oddone, il Luzzatti , il Bosman e lo stesso Cucco. Confronto che si teneva il 18 novembre del ’93 .

 Il verbale di questo confronto non è disponibile tra gli atti di cui disponiamo, e quindi non ci è possibile parlarne diffusamente.

Tuttavia di  questo confronto nelle udienze del processo di Assise si trovano alcuni accenni dai quali si capisce che nessuno

 confermava neanche vagamente le dichiarazioni del Cucco.

 

Nella  udienza del processo di Assise del 09-02-2001 , il Cucco pur cercando di ridimensionare alquanto, sostanzialmente confermava quanto detto in istruttoria.  Gli altri testimoni, Luzzatti sentito  il 21-03-2001 ,  Bosman  sentito  il   20-03-2001 e Antonini sentito  il   10-04-2001  confermavano di non avere mai visto o sentito parlare di niente di simile alla lente dell'Ing. Cucco.

 

Si ritiene allora del tutto non giustificato dai fatti , come detto in premessa, sia per il "relitto" che per la "lente" suscitare il sospetto che:

  • la natura del relitto avvistato potesse essere quella di una qualche sorta di ordigno militare;  
  • l' affondamento ha impedito di accertarne la natura ;
  • esistesse tra i reperti una lente con le caratteristiche di quella della testa di guida di un missile all'infrarosso;
  • questa lente sia stata fatta "sparire".

 

Purtroppo nel  caso Ustica le "suggestioni" del genere sono molte, esse ampiamente diffuse dai media, e talvolta abbondantemente arricchite e date per certe, contribuiscono a formare  "La leggenda dello scenario aereo" e  la base delle conoscenze sulle quali la pubblica opinione fonda la propria opinione.

 

 

 

 

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