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L'episodio Zurlo Rondanelli |
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Nei giorni successivi al 18 luglio, la Procura di Crotone nell'ambito del procedimento d'Ufficio aperto per la morte del pilota, incarica due medici legali ,appunto i professori Zurlo e Rondanelli di effettuare l'autopsia al pilota del Mig.. Questa viene effettuata nella sala mortuaria del cimitero di Castelsilano , al termine i due medici legali depositano la relazione presso la cancelleria della Procura di Crotone. In essa vengono descritte le condizioni della salma, in avanzatissimo stato di putrefazione e viene attribuito il decesso all'impatto del MIG avvenuto il 18 luglio. Dopo poco , il 31 luglio , la Procura archivia il procedimento “non essendo emersa responsabilità a carico di alcuno”, non rilevando quindi gli estremi per il proseguimento della azione giudiziaria. Anni dopo sui giornali appare la notizia che Zurlo e Rondanelli , in un supplemento di perizia hanno modificato la datazione della morte a ben prima del 18 luglio. Ma questo supplemento , non si trova...... (leggi tutto)
Nel 1986 i giornali riportano delle dichiarazioni del prof Zurlo , rilasciate all'ANSA , tra le quali : -''la fase di decomposizione del cadavere era evidente. Si trattava di persona - ha detto il prof. Zurlo - morta senz' altro prima dei cinque giorni intercorsi fra le date del ritrovamento dell' aereo e quella del giorno in cui fu fatta l'autopsia''; -e inoltre ha precisato che le dichiarazioni di oggi erano gia' state inserite nella relazione allegata all'autopsia la morte del pilota arabo ''doveva risalire ad almeno una quindicina di giorni prima''.
E ancora in data 30.10.86 il quotidiano romano "il Messaggero" pubblicava un'intervista del professor Rondanelli che sosteneva (dichiarazioni da lui sostanzialmente confermate al G.I.. il successivo 6 novembre e dal professor Zurlo il 13.11.86) "..... egli e il professor Zurlo lo stesso pomeriggio del giorno in cui effettuarono l'autopsia ebbero un ripensamento sulle conclusioni fornite nell'immediatezza al magistrato e che redassero un supplemento di perizia nella quale si collocava la possibile causa della morte in epoca antecedente il 18.07.80."
Nelle dichiarazioni dei due medici si trova , nel !986 , il primo accenno a quella che nel seguito verrà chiamata la memoria aggiuntiva, importante, perchè la collocazione del decesso ben prima del 18 luglio, dava la stura a ben inquietanti interrogativi e rivestiva un grande rilievo poichè autorizzava a porre in collegamento l'episodio del Mig con quello di Ustica. Il giudice istruttore dottor Bucarelli che a quel tempo gestiva l'indagine su Ustica , indagando e dando seguito a queste dichiarazioni dovette constatare che di questa memoria non vi era traccia. Scomparsa o mai esistita , comunque la Procura di Crotone apriva un procedimento per l'accertamento dei fatti. Dalla lettura degli atti pare di capire che sia il dottor Bucarelli che il dottor Costa ( procuratore di Crotone) accertate subito le contiguità tra il Davanzali (presidente Itavia) e lo Zurlo divenuto nel frattempo anche amministratore di un grosso complesso turistico di proprietà dello stesso Davanzali , credessero ben poco all'esistenza della memoria aggiuntiva. Infatti per alcuni anni non risultano attuate particolari e ulteriori azioni sull'episodio.
Una ripresa della attività avviene nel novembre 88 quando i legali di parte civile consegnano al Giudice Istruttore dei documenti che dichiarano di aver ricevuto da un mittente anonimo. Il carteggio si compone di:
Nella lettera di cui al punto 1) in particolare il mittente assicurava il destinatario, cioè il generale Musumeci chiamato Eccellenza, di avere trovato nel corso della perquisizione Palaia, due importanti documenti inerenti il caso Ustica e di averne omessa la citazione nel verbale di perquisizione. Questi documenti che avrebbe inviato allo stesso Musumeci , a parte con altra certificazione, erano un documento classificato “Riservatissimo ” inerente all’incidente aereo dell’aereo civile Itavia abbattuto da un missile delle Forze Aeree USA il 27 giugno 80 nella zona di Ustica" e " la fotocopia del promemoria in allegato alla perizia autoptica del corpo del pilota libico eseguita il 23 luglio 80 dal professor Rondanelli Erasmo e dal cardiologo Zurlo Anselmo".
Occorre ricordare che nel 1984 , nell'ambito di un procedimento non inerente i fatti di Ustica , viene disposta effettivamente dalla Procura di Roma (dottor Sica) una perquisizione al domicilio di tale Pelaia Francesco. La perquisizione viene effettuala dal Magg. dei Carabinieri Di Petrillo, vengono ritrovati documenti segreti e segretissimi riguardanti diversi argomenti ma niente che implichi in qualche maniera i fatti di Ustica. Gli allegati verbali , di perquisizione e di interrogatorio , di cui ai punti 2 e 3 , del carteggio anonimo, erano fotocopie degli originali di questa perquisizione del 1984.
Il giorno successivo a quello di consegna del plico anonimo si presentava spontaneamente alla Procura il tenente colonnello Domenico Di Petrillo, il quale dichiarava di aver appreso dalla stampa che i familiari delle vittime del disastro di Ustica, tramite i loro legali, avevano diffuso una lettera intestata alla 1ª Sezione del Reparto Operativo di cui era responsabile, datata 4 agosto 84 e diretta al generale Musumeci, Esibitagli la lettera il Di Petrillo riconosceva per propria la sottoscrizione in calce, ma negava di aver mai inviato quello scritto o qualsiasi altro scritto al generale Musumeci, riconoscendo peraltro di aver effettivamente eseguito la perquisizione in casa Pelaja su delega del PM Sica. Anche se gli atti non approfondiscono si può immaginare che il Di Petrillo oltre a disconoscere la lettera abbia anche negato , fatto molto importante , di aver trovato durante la perquisizione i documenti su Ustica citati nel carteggio anonimo.
Conferme a quanto dichiarato dal Di Petrillo vennero in seguito dalla escussione :
In modo inusuale il dottor Priore sulla Ordinanza-Sentenza non approfondisce ulteriormente l'episodio , non scrive che il plico e il suo contenuto sono evidentemente un falso grossolano anche facile da confezionare essendo sia l'episodio Pelaia che il verbale di perquisizione e il verbale dell'interrogatorio Pelaia di dominio pubblico e di facile reperibilità. Inoltre se già risulta poco credibile che durante una perquisizione , un ufficiale superiore dei carabinieri "nasconda" dei ritrovamenti importanti , ( per la presenza di numerosi dipendenti i quali dovrebbero essere con lui conniventi) risulta del tutto incredibile che di questo eventuale e grave reato porti a conoscenza , per scritto e con una lettera ufficiale del proprio ufficio il Musumeci , a quell'epoca in pensione e non appartenente a nessun titolo alla propria catena gerarchica . Si tratta di supposizioni tanto fantasiose quanto ridicole , anche ammettendo il ritrovamento dei delicati documenti su Ustica , di una azione illegale di tal fatta il Di Petrillo avrebbe nel caso esclusivamente parlato di persona , neanche al telefono , figuriamoci addirittura mediante una lettera su carta intestata inviata dal suo ufficio.
Il Giudice istruttore di Crotone con provvedimento in data 6 marzo 1989 ritiene opportuno chiudere e archiviare il fascicolo sull'episodio della ritenuta scomparsa della memoria aggiuntiva Zurlo Rondanelli. dichiarando: "non doversi promuovere l’azione penale per manifesta infondatezza dei fatti denunciati". Tra le motivazioni contenute nel documento datato 21 FEB. 1989, redatto dal Procuratore della Repubblica Dr. Elio Costa, e del documento datato 06 MAR. 1989, redatto dal Giudice Istruttore Dr. Staglianò. Si legge: "... le perplessità dei periti e l’asserita ansia di riferire al Magistrato, ad un giorno di distanza dalla prima relazione, un’epoca di morte diversa e più remota, non trovano alcuna giustificazione e sono del tutto incompatibili con le circostanze di rinvenimento del cadavere e con tutti i particolari descritti dai fatti ed in parte visibili nei rilievi fotografici. Anzi per la verità ... non sono neanche sostenute, come riconosciuto dallo stesso Prof. Zurlo, da valide argomentazioni di medicina legale ... I ricordi dei due sono imprecisi e ... contraddittori ...". .".. potrebbe formularsi l’ipotesi che i due periti, in luogo di redigere una relazione supplementare abbiano solo modificato le precedenti indicazioni procedendo alla correzione di alcuni termini nella relazione peritale..".
Ma allora perché - si chiede il Magistrato - i periti avrebbero inventato la circostanza? "... Per smania di protagonismo, per desiderio di porsi all’attenzione nazionale o, molto più semplicemente per dare una mano ad un vecchio amico del Prof. Zurlo, quel tale signor Davanzali amministratore dell’Itavia proprietario dell’aereo precipitato ad Ustica che, secondo le stesse affermazioni dello Zurlo, aveva tutto l’interesse di dimostrare che il DC-9 era stato abbattuto e non fosse precipitato per cedimento strutturale. Emergono a riguardo robusti sospetti, ma non vi sono prove ... per le gravissime conseguenze penali ... Certo è che se i periti avessero seriamente consultato un qualsiasi testo di medicina legale, si sarebbero resi conto delle assurdità delle loro affermazioni o, quanto meno della loro superficialità ... il commento è inevitabile e purtroppo non depone in favore della serietà professionale dello Zurlo e del Rondanelli, la caduta dell’aereo nel giorno indicato in processo è elemento acquisito in modo certo ... ulteriore conferma nelle indagini eseguite dal G.I. di Roma e dal P.M. di Crotone ... Tutto il processo è stato imbastito su argomentazioni scientificamente errate e su considerazioni di livello infantile, ha preso spunto dalle dichiarazioni di periti che hanno dimenticato la serietà professionale e le nozioni di comune conoscenza; si è sviluppato su organi di stampa ad opera di personaggi interessati e comunque disponibili ad ogni mistificazione e speculazione per affermare e scrivere coscientemente cose contrarie al vero. E’ una vicenda squallida, emblematica dell’imperante carenza di serietà e di professionalità".
Di questa importante sentenza di archiviazione , non vi è traccia nella sentenza-ordinanza. Sintomo questo della determinazione del dottor Priore nell'inseguire le sue ipotesi, ignorando , o forse sarebbe meglio dire nascondendo, le prove contrarie.
Nell'estate del 1990 avviene l'avvicendamento al vertice dell'istruttoria di Ustica .Al dottor Bucarelli subentra il dottor Priore ,che già in precedenza ,nella sua precedente posizione di consulente della Commissione Stragi, si era mostrato molto orientato verso le tesi che volevano imputare all'Aeronautica Militare depistaggi e occultamenti. Nello stesso anno il dottor Priore si reca a Cosenza per alcuni giorni . Effettua un sopraluogo a Castelsilano e interroga centinaia di testi in qualche modo riferibili a i fatti del Mig. Da un agenzia stampa dell'epoca si legge: "..ha testimoniato anche il prof.Anselmo Zurlo, uno dei due medici crotonesi (l' altro è il prof.Erasmo Rondanelli) che il 23 luglio fece l' autopsia. Zurlo ha sostenuto l' esistenza di un supplemento della perizia autoptica - di cui non c' è traccia negli uffici del Tribunale - nella quale, a suo dire, si parlava di "un cadavere vecchio di una ventina di giorni". Aggiungendo così, un particolare inedito. Fin dal 1981 i due medici di Crotone avevano scritto tutto questo rispondendo ad una lettera dell' Itavia. Priore ha fatto acquisire agli atti la lettera dei due medici, giudicandola interessante." Copia di questa lettera all'Itavia risulta consegnata agli inquirenti in data 14 febbraio 1991 , però , di questa lettera del suo contenuto e delle eventuali indagini fatte, non viene fatto cenno esplicito negli atti . Questa dichiarazione appare grandemente sospetta , sono incomprensibili sia le ragioni che avrebbero mosso lo Zurlo a fare questa lettera all'Itavia che l'Itavia, considerato il suo attivismo per accreditare l'ipotesi di scenario, non ne abbia mai dato notizia. Risulta inoltre strano , e interpretabile in vari modi , il fatto che i due medici insistano nella loro versione nonostante le censure nei loro confronti espresse solo l'anno precedente dalla Procura di Crotone. Del pari strano e indicativo del modo preconcetto con il quale tutto l'episodio del Mig viene trattato dagli inquirenti è il fatto che tutte le volte che si accenna all mancato ritrovamento della memoria aggiuntiva , si parla sempre di scomparsa. e non viene mai ipotizzato , nonostante le risultanze in tal senso , che non sia mai esistita.
L'episodio è stato trattato anche dalla commissione Stragi . In una audizione della stessa vengono messi a confronto lo Zurlo e il Rondanelli con due consulenti della commissione i professori Dina e Giusti , i quali contestano duramente i criteri secondo i quali Zurlo e Rondanelli in base alle evidenze autoptiche rilevate avrebbero considerato la data della morte precedente al 18 luglio. Complessivamente i due consulenti affermano l'incompetenza dello Zurlo e del Rondanini e confermano che tutte le evidenze sul cadavere sono state interpretate con leggerezza professionale.
Durante il processo in Corte di Assise sono stato chiamati a deporre, il Rondanelli (link) , e i due consulenti della Commissione Stragi prof Dina (link) e prof Giusti (link) i quali in dibattimento hanno duramente contestato la scientificità degli elementi della autopsia che Zurlo e Rondanelli hanno preso a base della retrodatazione.
Cui prodest scelus, is fecit ?
A questo punto e a conclusione, occorre dire che l'episodio a tutti gli effetti appare come un vero e proprio tentativo di depistaggio. Risulta evidente, che qualcuno ha confezionato il falso carteggio Pelaia e ha tentato di accreditare in tutti i modi la retrodatazione della caduta del MIG , ma con gli elementi disponibili, non è possibile disporre di prove sufficienti a identificarne l' autore. Del pari evidente anche che gli inquirenti per identificare e perseguire questo qualcuno , non si sono dati molto da fare. Restano tuttavia singolari e sospetti i comportamenti dei due medici, dell'Itavia e del Davanzali. E allora ? Solo il "cui Prodest ?" in mancanza di prove può soccorrere lo studioso che ricerca la verità.
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