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La testimonianza Brogneri |
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BOZZA
La testimonianza Brogneri dovrebbe invece avvalorare l'ipotesi che il Mig precipita la sera del 27 giugno ma in località diversa e successivamente spostato a Castelsilano.
Di essa si parla nella sentenza ordinanza al: e nel dibattimento in Assise il Brogneri è stato sentito nella udienza del 24-06-2002.
Nel suo complesso la testimonianza ha tutte le caratteristiche per essere incredibile e nel seguito dalla analisi della testimonianza e dalla verifica dibattimentale vedremo il perchè.
"1. La testimonianza di Brogneri. La presenza di aerei la sera del 27 giugno 80 nel cielo sovrastante la zona di caduta del MiG23 risulta, oltre che dal messaggio S.I.S.MI già riportato anche da testimonianze su cui ci si deve soffermare. La prima è quella di tal Brogneri Enrico, avvocato del foro di Catanzaro. Costui, che vive ed esercita la professione nel capoluogo calabrese, s’indusse nell’89 a riferire quanto a sua conoscenza a seguito di dichiarazioni rese in Parlamento dall’onorevole Martinazzoli, all’epoca Guardasigilli, in risposta ad interrogazioni sul caso Ustica. Il ministro, evidenziando l’esigenza per lo Stato di far chiarezza sulla vicenda, sia sul versante nazionale che su quello internazionale, in effetti, secondo l’interpretazione del teste, rivolgeva un invito a tutti coloro che avessero potuto dare un apporto alle indagini. In tal senso s’è sentito destinatario del messaggio per quanto a sua conoscenza e s’è rivolto alla stampa, riferendo le sue cognizioni, quanto cioè aveva visto quella sera del 27 giugno 80. La testimonianza di Brogneri concerne un tempo brevissimo. La sera della caduta del DC9, intorno alle 21.30, egli vide nitidamente un aereo, che stima essere il MiG23 di Castelsilano, sorvolare la città di Catanzaro, a “fari spenti e silenziosamente”, quasi planando ad una quota molto bassa. Ciò nella seconda decade dell’ottobre 89. Stampa, radio e televisione riportano nel successivo novembre la notizia. A seguito di sollecitazione telefonica - probabilmente in quel torno di tempo - ed epistolare del 31 maggio 90, dopo il deposito della prima perizia tecnico-scientifica, l’ufficio lo assume il 20 giugno 90. Il teste è sicuro della data per due ordini di ragioni. In primo luogo perché in quei giorni i suoi genitori erano impegnati nei preparativi per le vacanze ed egli assiste al fatto mentre lascia la casa paterna per quella dei suoceri. In secondo luogo perché il giorno successivo ricercando sulla stampa la notizia di quanto aveva visto, lesse invece della caduta del DC9 in zona completamente diversa da quella ove egli aveva previsto dovesse essersi abbattuto l’aereo militare notato. Questo velivolo volava a una quota, come detto, molto bassa, sui 70 metri dal suolo; “appariva in evidente difficoltà perché non aveva le luci accese e planava a bassa velocità”, “senza che da esso provenisse rumore dei motori”. Era, secondo il teste, sicuramente un aereo militare, per le dimensioni, la sagoma, l’attaccatura delle ali alla fusoliera di notevoli dimensioni; il colore della “pancia” e della parte inferiore delle ali era grigio chiaro. La direzione dell’aereo era Nord-Ovest verso Crotone. Il teste voleva riferire il fatto ai Carabinieri, ma ne fu dissuaso dalla moglie che sdrammatizzò l’episodio. Che però tornò alla sua mente il giorno che fu rinvenuto il MiG sulla Sila, senza però che ne derivasse una relazione tra i fatti. Solo dopo una trasmissione televisiva, Telefono Giallo su Ustica, ebbe modo di riflettere e connetterli. Ne portò a conoscenza suo padre, che gli consigliò di non “intromettersi”. (v. esame Brogneri Enrico, GI, 20.06.90). Escusso nuovamente l’8 ottobre dello stesso anno il teste confermava la precedente dichiarazione, precisando alcune circostanze. Egli vide l’aereo mentre si trovava a bordo della sua Renault 5 in viaggio tra le due abitazioni sopra specificate, precisamente in via Jan Palach nel quartiere dello stadio, strada che in quel tratto è in discesa verso piazza dei Martiri di Ungheria. L’aereo è “passato quasi” sulla sua vettura e andava in direzione a Nord di Crotone. Non era ancora scuro, perché “ci si vedeva”, anche se l’illuminazione pubblica era già accesa; “c’era ancora una luce diffusa”. Il velivolo, almeno nella parte inferiore era di colore grigio chiaro; misurava circa 15 metri di lunghezza; le ali erano “molto aperte”. Spiega quindi i tempi delle sue riflessioni, dei consigli del padre, della trasmissione televisiva e della scelta del giornale, cui destinò per primo la lettera con le sue “rivelazioni”. Specifica infine che nella prima testimonianza non disse, quanto alla direzione dell’aereo, nè Nord Ovest nè Nord Est, bensì più a sinistra di Crotone verso Nord, tracciando su una carta della Calabria quella direzione. L’8 settembre 92 il teste invia una lettera all’Ufficio, per riferire di aver visionato un MiG23 S-Flogger e di aver ricordato che le caratteristiche della sagoma di questo aereo non corrispondono a quelle dell’aereo da lui visto. Sarebbe rimasto fuorviato dall’erroneo convincimento secondo cui gli aerei militari, nel ritrarre le ali cd. a geometria variabile, potessero assumere quella particolare forma triangolare e compatta che lo aveva colpito e che invece è caratteristica dei velivoli a delta. Chiede pertanto di essere nuovamente sentito al fine di contribuire ad accertare: se l’aereo avvistato fosse l’inseguito o l’inseguitore rispetto al MiG e se l’eventuale attività di depistaggio, volta a postdatare l’evento, sia stata preceduta dal preliminare recupero dell’aereo effettivamente caduto e della sua sostituzione con diverso tipo di velivolo. Sentito nuovamente il 25 settembre 92 il teste ha confermato quanto già dichiarato e quanto scritto nella lettera dell’8 precedente. Ha riferito di aver continuato ricerche personali al fine di determinare il tipo di aereo da lui avvistato la sera del 27 giugno 80. Ha ribadito che in quella occasione egli vide un aereo dalla forma triangolare, compatta e di dimensioni non grandi, specificando che la forma era quella di un triangolo equilatero. Ha acquistato nel luglio 92 la video-cassetta con il film “Muro di gomma” e nell’intervista al giornalista del giornalista Giancarlo Mazzini al collega Andrea Purgatori ha notato sullo sfondo del filmato due aerei a delta durante l’atterraggio sulla portaerei Saratoga. Questi velivoli lo hanno particolarmente colpito per avere una sagoma molto simile a quella dell’aereo della sera del 27 giugno 80 – “ricordano tantissimo la sagoma dell’aereo avvistato la notte di Ustica”. (v. esame Brogneri Enrico, GI 25.09.92). "
Qualunque persona per quanto digiuna di conoscenze aviatorie vedendosi sorvolare da un aereo bassissimo e con il motore spento si aspetterebbe subito dopo di sentire lo schianto della sua caduta nelle vicinanze. Tanto straordinario un evento del genere che anche solo per curiosità questa persona sarebbe corsa subito dalla parte dove aveva visto dirigersi l'aereo per vedere che fine aveva fatto.
Strardinaria una circostanza: Non era ancora scuro, perché “ci si vedeva”, anche se l’illuminazione pubblica era già accesa; “c’era ancora una luce diffusa”. che per le considerazioni gia fatte a proposito dei testi Cannizzaro, Medaglia e De Marco, indicherebbe un orario non oltre le 20 e 30 e cioè almeno 30 minuti prima che il DC9 precipitasse. Ecco a parte l'incompatibilità di orario, il tempo indicato è straordinariamente coincidente con quello che indicano i tre testi di cui sopra. Coincidenza ? Oppure "suggerito" dalle stesse fonti giornalistiche o da solerti investigatori.
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